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diretto da Pietro Longhi e Daniela Petruzzi
Un asettico rapporto di lavoro pluriennale diventa sorprendentemente una spassosa, arguta e scintillante relazione. Come un fiore sbocciato al momento giusto, la storia tra un burbero e scontroso datore di lavoro e la sua ineffabile collaboratrice ci offre lo spunto per una commedia deliziosa che cancella di colpo la ruggine di un lungo regime di incomunicabilità. Ed il nuovo, improvviso scoprirsi riscatta sia lui che lei da anni di solitudine prendendo molto presto una piega briosa e brillante. Alle volte l’amore, come il paradiso…può attendere, ma al momento opportuno sa sempre come coinvolgere il nostro cuore. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO
Caterina Vertova – Pietro Longhi in “LA MANO DEL DESTINO” di Alain Teuliè - Regia Marco Carniti La mano del destino è la romantica commedia che ci racconta di un grande amore che ritorna dopo molti anni. È un percorso della memoria, ardente e affascinante. Dolce, divertente e doloroso insieme. Come la brace sotto la cenere può far divampare nuovamente le fiamme, così l’incontro tra Lea e Paul finisce per coinvolgere profondamente i due ex amanti in modo imprevedibile ed inconsueto. Uno spettacolo sulle mille sfaccettature dell’amore e del rapporto di coppia, ora divertente e frizzante, ora denso ed opaco, ora passionale ed inarrestabile. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO da Scritto da Mary Ferrara La mano del destino, il thriller a tinte rosa La mano del destino dell’autore contemporaneo Alain Teuliè per la regia di Marco Carniti è il thriller psicologico che vede protagonisti Caterina Vertova ( Lea ) e Pietro Longhi ( Paul ). Lo spazio scenico ispirato dall’artista Renata Rampazzi è un luogo astratto, riempito solo da qualche oggetto di scena (candele, un tavolo, qualche libro in proscenio, un portatile) e da veli che scandiscono il tempo durante il quale i protagonisti hanno consumato la loro storia d’amore. Una storia che capiamo si è interrotta anni prima per volontà di Lea. Portare in scena un thriller è un’impresa difficile, ma stimolante Lea è un’attrice che ha deciso di vivere la sua vita in Canada mentre Paul è uno scrittore che ha interrotto la sua carriera politica per uno scandalo innescato da una lettera anonima. Sarà proprio Lea a riaccendere ricordi e rancori, presentandosi di sorpresa a casa di Paul ormai intento a vivere in solitudine i suoi ultimi anni di vita. In un gioco fatto di parole e rari sguardi, distanti fisicamente per la maggior parte del tempo, si snoda la storia per lasciare che il pubblico accetti e apprezzi quello che viene raccontato. La gestione del tempo assume un ruolo fondamentale, insieme alle luci che ne sottolineano il senso e ai veli che salendo e scendendo sulla scena sollevano e crinano muri sulla storia. E’ un rapporto particolare quello dei protagonisti, si amano di un amore folle e spaventoso ma talmente profondo da far si che l’altro abbia in mano la vita dell’amato: proprio Paul infatti ha chiesto a Lea, molto tempo prima, di regalarle la morte nel giorno del suo compleanno. E’ una richiesta che vuole essere esaudita e che, ora capiamo, ha spinto Lea di nuovo nella vita di Paul. Certi amori sono incomprensibili, ce lo confermano i protagonisti di questa storia, spesso prendono strade che travolgono e assumono pieghe inaspettate. E sarà proprio una sorpresa il finale di questa storia. Bravissimi i protagonisti Longhi e Vertova , riescono a mantenere la tensione per tutto il tempo dello spettacolo senza cedere mai nemmeno di fronte al più fastidioso dei rumori fuori scena. Bellissimi e eleganti, si muovono con disinvoltura tra i ricordi e il loro tormentato amore. Raramente si guardano, raramente si toccano, assorti in quello che è loro passato si destano solo il tempo necessario per l’epilogo del loro folle amore. Il regista Marco Carniti ha costruito tutto con cura: la scelta dei pochi elementi di scena, pochi dettagli per delineare la personalità di Lea e Paul fino alla costruzione della storia che mai fa perdere l’attenzione. Un contributo importante sono le luci che governano i sentimenti e le sensazioni in modo efficace e poetico. Portare in scena un thriller è un’impresa difficile e al contempo stimolante. In questo caso possiamo dire poeticamente vincente.
Paola Tiziana Cruciani – Pietro Longhi in “L'inquilina del piano di sopra” di Pierre Chesnot - Regia Silvio Giordani I vicini di casa sono quasi sempre un problema. Per Bernardo, il fatto che al piano di sopra sia venuta ad abitare Sofia, rappresenta un vero e proprio psicodramma condominiale con deliziosa sorpresa finale. L’incontro sarà un allegro cortocircuito e Bernardo sarà investito da uno “tsunami” di problematiche psicologiche e sentimentali a lui sconosciute. Commedia di fresca e travolgente simpatia, consolidato successo internazionale, “l’inquilina “di Pierre Chesnot, tratta temi importanti come sesso, incomunicabilità, frustrazione e solitudine in un modo così brillante da costringerci a ridere persino di un tentato suicidio. Garbatamente ci fa riflettere su ciò che accade realmente nelle nostre case e negli ordinati palazzi borghesi delle nostre città con un’analisi attenta e puntuale della nostra piccola alienazione quotidiana. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO
Corinne Clery - Enzo Casertano in “I soldi, no!” di Flavia Coste - Regia di Silvio Giordani Quante volte ci siamo sorpresi a sognare di vincere al Superenalotto due o tre milioni di euro? Dieci milioni, magari? Ma sì, tanto è solo un sogno! Ma che faremmo se quel sogno bizzarro si avverasse? Come cambierebbe la nostra vita? Saremmo in grado di gestire l’inevitabile ondata di emozioni contraddittorie? Come affronteremmo le nuove preoccupazioni e i nuovi problemi che l’inaspettata fortuna porterebbe con sé? È questo il tema della commedia “I soldi, no!”. Non è sempre facile come sembra avere in tasca tantissimi soldi ed il protagonista della vicenda, Riccardo, vince ben 162 milioni di euro! Come dirlo alla moglie, alla madre, agli amici? Oppure non dirlo? Anzi, addirittura, rinunciare alla vincita e continuare una vita, tutto sommato, serena? Tra una madre frizzante e vitale ed una moglie che rivendica per una vita più movimentata e sorprendente, Riccardo ha piedi ghiacciati, insonnia, palpitazioni, nausea ed euforia insieme a mille paure inconfessabili. Il denaro non fa la felicità, lo sanno tutti, però, come dice un detto popolare: È meglio piangere in Mercedes che in Metropolitana! Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO
Nicola Pistoia – Enzo Casertano in “Matrimonio all'italiana” di Roberto D'Alessandro - Regia Silvio Giordani Il vecchio detto popolare “mogli e buoi dei paesi tuoi!” può avere ancora valore in un mondo multietnico e globalizzato? Con questa divertente commedia all’italiana Robert D’Alessandro affronta temi complessi e problemi irrisolti della nostra società, come i matrimoni per procura, i rapporti con le badanti dell’est Europa, l’immigrazione in generale e i difficili rapporti tra le persone anche all’interno di uno stesso nucleo familiare. Improvvisamente, Durante, uomo di mezza età, vedovo e particolarmente parsimonioso, decide di risposarsi mettendo scompiglio nella propria famiglia. La sorella Mena, il figlio Geppino ed il fratello della compianta moglie, Ciro, vivono infatti con lui sotto lo stesso tetto in un equilibrio precario e totalmente dipendenti dal denaro del capofamiglia. L’avvenente mogliettina “straniera” procurata dall’agenzia matrimoniale internazionale a cui Durante si è rivolto, che si aggira per casa come una pericolosa pantera metterà presto a dura prova la “sua” nuova famiglia tra colpi di scena inaspettati e situazioni tragicomiche travolgenti. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO
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