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PIETRO LONGHI MIRIAM MESTURINO in I SIGNORI BARBABLU da un racconto di GERALD VERNER con LUCIA RICALZONE, PIERFRANCESCO MAZZONI, MARIA CRISTINA GIONTA regia di SILVIO GIORDANI In un cottage della campagna inglese arrivano i nuovi affittuari: due coniugi non più giovanissimi freschi di matrimonio. Si sono sposati appena conosciuti: il cosiddetto colpo di fulmine! L’isolamento della casa circondata dal bosco, solo i rumori della natura, nessun villaggio nelle vicinanze, sembrano presagire una bella e rilassante luna di miele. Ma è bene essersi sposati in fretta? Non sarebbe stato meglio approfondire la conoscenza, apprendere i rispettivi gusti, scoprire le abitudini o le piccole manie di entrambi? Forse no, ma anche sì!!! Ed ecco che ora dopo ora, giorno dopo giorno, il vero carattere dei due viene alla luce, e non tutto sembra o è come ciascuno aveva immaginato dell’altro. Ed ecco che quello che sembrava un matrimonio felice si avvia a diventare una trappola “mortale”. In questo precario contesto, si inseriscono la premurosa e fin troppo presente padrona di casa, un medico dall’aspetto e dai modi ambigui, la servetta un po’ tonta che forse non lo è tanto. Insomma, bastano poche battute iniziali e niente sembra più essere come appare: dietro sorrisi, carezze, sguardi languidi e premure, potrebbe nascondersi l’esatto contrario di ogni cosa. Le sorprese non tarderanno ad arrivare ed il finale sorprenderà tutti, anche e soprattutto gli spettatori! Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO Disponibilità: aprile-maggio 2019 Contatti: Pietro Longhi (337.746811) pielonghi@tiscali.it
diretto da Pietro Longhi e Daniela Petruzzi
RITA FORTE PIETRO LONGHI in C'E' SEMPRE UN'ALTRA POSSIBILITA' di Sam Bobrick regia di MARIA CRISTINA GIONTA Commedia divertentissima sulla vita di coppia del grande autore americano con quattro attori e una serie di quadri vivacissimi sulle contraddizioni dei rapporti d’amore nella convulsa società contemporanea. Piena di spunti comici e di battute fulminanti la commedia ci racconta la storia di Myra, una donna dalla forte e complessa personalità che incontrando il riservato e introverso Leonardo, decide immediatamente di volerlo sposare ad ogni costo. Leonardo, dal canto suo, travolto dal ciclone Myra, subisce inevitabilmente l’energia di lei e i suoi numerosi parenti che si insinuano nella loro non proprio serena vita di coppia. Ma Leonardo è innamorato e concede a Myra praticamente tutto, fino a rischiare la propria autodistruzione. Dopo alcuni mesi di complicata vita matrimoniale, Myra realizza però, che la parte più emozionante di un rapporto è la “caccia”, con la conseguente “cattura” della preda maschile e non già quella monotona vita matrimoniale che pure le sembrava così desiderabile. Vera mantide religiosa, si libererà di Leonardo con estrema semplicità e lui sarà costretto a leccarsi le ferite e a rimettere insieme le macerie del suo cuore cercando rifugio in compagne meno sconvolgenti. Myra potrà invece dedicarsi come un serial killer a nuove avventure con nuove prede…. Divertimento ed acuta analisi delle difficoltà delle relazioni di coppia nella nostra sconcertata società. Si ride tanto ma alla fine si riflette anche sul difficile mondo che abbiamo costruito con la disintegrazione dei vecchi schemi e la liquidità dei rapporti odierni che spesso tendono a confondere virtuale e reale. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO Disponibilità: dal 28 gennaio 2019 al 17 marzo 2019 Contatti: Pietro Longhi (337.746811) pielonghi@tiscali.it Compagnia formata da 4 attori + 3 tecnici.
PIETRO LONGHI PAOLA TIZIANA CRUCIANI in GENTE DI FACILI COSTUMI di Nino Manfredi e Nino Marino regia di Silvio Giordani “Gente di facili costumi” è una commedia che sviluppa in maniera paradossale un fondamentale problema etico. In una società come la nostra, dove tutto si avvilisce e corrompe, che valore hanno ancora l’onestà, la dignità e il rispetto dei valori umani? Gli ideali politici sono al servizio di interessi privati, la creatività e la fantasia servono all’imbonimento pubblicitario, i valori più elevati sono svenduti e liquidati e tutto è asservito all’utile. Paradossalmente quello che è rimasto più coerente a stesso è il mestiere più antico del mondo. Le prostitute hanno continuato a fare ciò che hanno sempre fatto con chiarezza, senza sottintesi o simulazioni: oseremmo dire “onestamente”. Un intellettuale e una prostituta, protagonisti della commedia, assumono il ruolo emblematico di rappresentanti di questa mutevole società: lui presume di appartenere alla casta detentrice del potere culturale, lei, la peccatrice, l’emarginata si esprime invece con il molto personale linguaggio della “verità”. Con ironia ed umorismo attraverso il divertente incontro-scontro tra i due, la commedia ci mostra che siamo diventati un po’ tutti “gente di facili costumi”……… esclusi i presenti, naturalmente! Disponibilità : dal 21 ottobre al 29 dicembre 2018. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO Contatti: Pietro Longhi (337.746811) pielonghi@tiscali.it
RITA FORTE PIETRO LONGHI . in IL GUFO E LA GATTINA di di Bill Manhoff regia di Silvio Giordani “Il gufo e la gattina” è una straordinaria macchina per attori. Una favola moderna basata su una comica astrazione. Due mondi opposti che finiranno inevitabilmente per avvicinarsi. Temi importanti come, sesso, incomunicabilità, solitudine, frustrazione, vengono trattati con una mano di vernice così brillante che riescono a farci ridere e divertire anche mentre riflettiamo. Felix, il gufo, con la sua scontrosa tenerezza e sogni sproporzionati alle proprie capacità e Doris, la gattina, cantante di piano bar ma anche attricetta squillo con poca cultura e tanta ingenuità, si incontrano e si scontrano imparando a farsi compagnia e forse, ad amarsi. Commedia di fresca e travolgente simpatia con Pietro Longhi, nella parte del gufo apparentemente insensibile al fascino femminile e Rita Forte, gattina svampita dalla voce suadente e melodiosa. Disponibilità : dal 21 ottobre al 29 dicembre 2018. Produzione: CENTRO TEATRALE ARTIGIANO Disponibilità: febbraio-marzo 2019 Contatti: Pietro Longhi (337.746811) pielonghi@tiscali.it
Menandro, l'autore più rappresentato della "commedia nuova", considerato dagli antichi greci secondo solo ad Omero, fu per molto tempo poco più di un nome. Alcuni fortunati ritrovamenti di papiri hanno permesso alle sue commedie di riemergere dalle nebbie del tempo. Molte commedie sono incomplete, ma altre hanno permesso di tratteggiare una chiara immagine della straordinaria capacità del loro autore. La donna di Samo del titolo è Criside, già etèra e poi compagna di un benestante Demea, mercante di Atene. Attorno alla figura della donna ruotano le vicende di due famiglie in un intreccio di amori, equivoci e inganni che si scioglie nell'immancabile lieto fine. Menandro è abilissimo nel descrivere le tensioni, la fragilità, le astuzie della "nuova società" ateniese verso la fine del IV° secolo a.C. L'opera può essere definita una vera commedia degli equivoci e, nonostante tutti si comportino in assoluta buona fede e manchi la figura del malvagio, la situazione rischia sempre di precipitare. La figura femminile di Criside spicca per la sua sensibilità e modernità. La donna accetta accuse ingiuste e anche di essere cacciata di casa senza ribellarsi, solo per solidarietà femminile. Anche, Demea, il protagonista maschile ha una sua originalità. E' la trasformazione menandrea di un classico personaggio comico del passato : l'uomo maturo innamorato di una giovane che da comico, nella scrittura elegante di Menandro, si trasforma in controverso personaggio dai mille risvolti psicologici che lotta con se stesso ma non può impedirsi di essere roso dalla gelosia. Menandro non genera mai momenti di pura ilarità, ma grazie ad un senso del comico molto sottile fa sorridere molto di pregi e difetti dei vari individui che compongono la sua intrigante umanità. Non ci sono più i grandi temi del passato, le grandi passioni, i grandi obiettivi. La Grecia di Menandro si guarda dentro di se in una introspezione quasi attonita e la famiglia, o meglio il microcosmo familiare diviene il punto focale dell'indagine poetica.
Questo autore è stato spesso considerato dai suoi contemporanei “troppo moderno” ed ha scritto sei commedie “palliate” ispirate quindi ad un modello greco, diversamente dalle “togate” di ambientazione romana, operando una vera e propria riforma nell’ambito di questo genere, inserendovi nuovi contenuti ideologici ed attingendo nella “NEA” la commedia nuova ellenica di cui Menandro è l’esponente più noto. La carriera drammaturgica di Terenzio, non fu certo facile come quella di Plauto, forse perché nella sua opera non troviamo l’esuberanza, le acrobazie verbali, i giochi di parole del sarsinate. Terenzio, infatti, usa uno stile ed un linguaggio sobrio, naturale, all’insegna della compostezza e della semplicità evitando espressioni popolari e volgari in omaggio forse all’esigenza di equilibrio e di raffinatezza che egli mutuava dal sofisticato circolo scipionico di cui faceva parte. Anche la “contaminatio” è usata da Terenzio in maniera diversa dagli altri autori latini non ibridando una commedia con una mescolanza di varie commedie greche, ma inserendo una intera scena desunta da altri drammi all’interno di una sola commedia greca usata come modello. Nel Teatro “naturalistico” di Terenzio troviamo una suspance nuova. Lo spettatore è coinvolto emotivamente nelle vicende, prova le stesse emozioni dei personaggi e l’autore non consente procedimenti “metateatrali” cioè non vuole che venga mai interrotta l’illusione scenica e al contrario di Plauto che tendeva solo a divertire, cerca di trasmettere un messaggio morale. Nasce, insomma un’attenzione sociale che allora era una vera e propria rivoluzione culturale con dentro un messaggio di HUMANITAS. “…homo sum, humani nihil a me alienum puto…” (sono un uomo e niente di ciò che è umano considero a me estraneo…) Aprirsi agli altri, rinunciare all’egoismo, comprendere i propri limiti ed essere indulgente nei confronti degli errori degli altri: in una parola essere tolleranti e solidali. Ed è così che i personaggi di Terenzio si allontanano miglia e miglia da quelli pacchiani, spregiudicati, egoisti e truffaldini di Plauto. La nuova comicità non è più nella battutaccia o nell’intrigo e risiede più nel sorriso che nel riso, un sorriso talvolta venato di riflessione e meditazione.